martedì 19 aprile 2011

Il paese reale 2: sogni e drammatici risvegli

Finalmente rientro in ballo, come disse Shirley Temple il giorno del suo ritorno sulla scena. Incantevole bambina, tutti quei riccioli, tutta quella diplomazia...
Pare che il presidente Obama non abbia più nessun sogno da "possiamo farlo". Il primo presidente nero degli Stati Uniti d'America, non ha perso solo il controllo del congresso , ma anche la faccia. Ma come? Non era meglio essere un presidente "epocale" che venire rieletto? Nemmeno l'espressione "ai posteri l'ardua sentenza", inflazionata per i politici off-sider, avrebbe senso, suonerebbe anzi come un ossimoro (pronuncia greca per favore).
Il vecchio comunista solitario e disilluso si aggira come uno spettro per l'Europa, meditando sulle questioni esistenziali che da secoli attanagliano la nostra anima, deturpando quel che resta della nostra primordiale innocenza aggressiva. Mangia-fotti-crepa è stato sostituito da Magniamiocreperaifottuto, e nel PIL c'è tutto tranne quello che rende la vita veramente degna di essere vissuta (cito un Kennedy grande, penso a un Sallusti piccolo piccolo). Pier Paolo Pasolini fu un uomo, nel senso che nell'età dei lumi a questo termine veniva probabilmente riconosciuto. Egli non conobbe il perdono, nemmeno per se stesso, e visse di dilemmi e contraddizioni, per essere dimenticato e riscoperto dopo un periodo di decantazione talmente lungo che chi lo riscoprì, dopo 30 anni, una malsana intellighenzia tutta italica, lo definì prontamente profetico e lungimirante.
I nostri intellettuali maggiori non si sono mai sottratti all'errore come condizione di umana natura, mi viene in mente Sciascia, ma portarono in loro il merito impagabile di essere stati dei grandi indagatori, in primis delle loro ignoranze (più piccole delle nostre, ma comunque esistenti, e dunque indagate). Già Svevo, in quello che per me è un capolavoro, insegna molto sul fallimento personale e quotidiano, accettato come un modus vivendi naturale, persino capace di portare obiettivi altrimenti impossibili. La costanza dello sconfitto lo porta a dei risultati che chi vince non sfiora nemmeno.
Ma questo non è il paese reale, quello è un altro e piuttosto che descriverlo, capirlo, o quantomeno"constatarlo", la nostra parte razionale inventa stanze con specchi deformanti, del tutto irrazionali. Se l'evoluzione del pensiero ci ha portato a quest'epoca, in cui il pensiero non ha più forme che non siano auto rappresentative, è perché miravano tutte troppo in alto.
Rappresentazione del vero fino all'iper-vero, conseguimento di diritti e libertà dal contenuto universalistico che non tennero conto delle diversità antropologiche delle cosiddette civiltà, ecc. Per carità, non voglio fare una critica alla Rivoluzione, o ai lumi, a ai romantici o a Hugo. Però...
Fra un secolo che nomi saranno dati ai nostri stili letterari, ai nostri gusti estetici e quant'altro? Il decadentismo può essere riproposto perché non prevede un limite di caduta, un punto zero insomma. Avevamo idee, sono diventate ideali e poi sono state ingabbiate dalle ideologie, che le ha messe in griglia. Così nella vita: sei piccolo e vuoi fare un mestiere, cresci e credi che quel mestiere possa aiutare te e gli altri, cresci ancora e credi che quel mestiere sia un meccanismo di una struttura che si muove verso qualcosa, e l'aiuta a muoversi. Infine invecchi e sai per certo che quel meccanismo, se esiste, non sta andando da nessuna parte, e se va, non hai idea di dove diavolo stia andando. Poi muori e il tuo epitaffio sarà: "Mangia-Fotti-Crepa (e non pagare le tasse)".
A questo punto tu, definito da Eco "Lettore Modello" dovresti chiederti: "Si ma Co, cacchio così non si capisce, o meglio io capisco, ma si potrebbe non capire di che parli" Vero. Voglio fare degli esempi. Argomento energie rinnovabili ovvero pulite ovvero alternative. A parte che ho scoperto da un articolo di "Le Monde" riportato da "Internazionale" che l'energia nucleare è anche un alternativa in quanto produce il 6% contro il 7% delle rinnovabili (cito a memoria, ma lo scarto è di uno),mi pare che le discussioni siano poste sempre e solo sotto l'aspetto economico. Taglio- profitto- bilancio- stop-. Sembra un telegramma.
Ma anche sotto questo aspetto, nessuno tiene conto del secondo aspetto, che è una conseguenza del primo aspetto. Capito? Ecco un prospetto:
Primo aspetto: qualità della vita (influisce sulla salute, non è "economizzabile" per uno Stato-Nazione, così come viene inteso da un politologo qualsiasi).
Secondo aspetto: salute (influisce sull'economia, ma è un altro principio su cui gli Stati moderni poggiano, in quanto costituzionalmente molti se ne fanno garanti nei confronti della collettività)
Terzo aspetto: Economico (finalmente si possono tirare i conti sul bilancio dello stato)
Quello che voglio dire è che una popolazione soddisfatta della sua vita, che respira aria pulita e si lava in acqua limpida, è un fine per uno Stato. Una popolazione sana è un altro fine per uno Stato. Poi viene l'economia. Ma probabilmente l'economia si gioverebbe di un minor numero di uscite in alcuni campi: ad esempio per contrastare l'insorgere di tumori dovuti a cause ambientali e/o alimentari, ovvero le malattie respiratorie, ovvero le patologie cardio-vascolari e altre cose che, ormai è inutile nascondersi, sono il frutto del nostro stile di vita, ma anche di un ambiente tossico che ci fa da cornice.
Se questi elementi venissero introdotti nel dibattito sul nucleare, anche io andrei a scrivere sul forum di Chicco Testa, ma qui si tratta di riabilitare Chernobyl o di avviare un dibattito serio?
Ultimo appunto, quello da comunista solitario con la spada e la mascherina di Zorro: i soldi ci sono per tutto e tutti, ma sono congelati in delle banche. In delle carceri per banconote, in delle gabbie dove chi è ricco tiene ciò che ha perché non potrebbe mai riuscire a spenderlo, e chi vuole fare affari (giustamente coi soldi degli altri) prende e disfa. La cosa bella è la raccolta capillare che le banche hanno messo a punto su tutto il territorio per non lasciare nemmeno un centesimo di liquidità ai Cristi della strada. Questa splendida politica basata sulla ricchezza di pochi e la povertà di quasi tutti ha un nome: "gocciolamento". Venne adottata da Reagan quando fu presidente degli Stati Uniti d'eccetera (di nuovo nel nuovo continente, così cerco di chiudere il cerchio). é facile da imparare: se chi è ricco diventa più ricco, è probabile che mangiando faccia cadere più briciole, perché ovviamente mangerà di più, i cani sotto il tavolo potranno quindi scodinzolare più veloce, perché la pappetta aumenterà.
Avrete già capito chi in Italia ragiona ancora così no? Tutti, dal numero uno a noi persone comuni, i Cristi di strada, d'altronde aiuta l'impresa e questa creerà posti di lavoro. Ma le cose sono andate diversamente. In Fiat ad esempio. Ma ci sono casi diversi, casi peggiori. C'è chi prende i soldi e scappa, come Woody, c'è chi prende i soldi ma è incapace, non sa fare il capitalista, non può sgocciolare. E quando se ne accorge cerca di prendere tutto quello che può, perché esistono grasse buonuscite per i "falliti d'elite", liquidazioni d'oro (come farà Geronzi a spendere la sua liquidazione in quei quattro o sei anni di vita che lo separano dalla morte biologica?), insomma, i Re Mida del capitale, senza capitale.
Sinceramente vostro Cosimino.
Post Scriptum: non rileggo, come d'abitudine, scusate per eventuali errori o discordanze.

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