Vista la difficoltà nel trovare chiavi lettura oggettivamente valide, mi spingo un "anticchia" oltre il bordo per osservare meglio.
Ho preso in mano "il Messaggero", e l'ho sfogliati. Ho anche letto alcuni articoli, pochi per la verità, ed è normale, visto che informarmi non era il mio obiettivo. Nemmeno fare una lettura critica era tra i miei obiettivi. Anzi non avevo affatto obiettivi. Ho preso un giornale in mano, in un bar, e gli ho dato un'occhiata. se decido di comprare un quotidiano, compro il corriere, e se leggo l'editoriale, mi viene da sorridere. Non do molta importanza agli editoriali, perché secondo me sarebbe uno sbaglio. Ed è questo il punto: l'auto-referenzialità. Mi dispiace dirlo, ma non bisognerebbe più comprare i giornali esistenti a oggi. Dovremmo farne di nuovi, noi giovani e meno giovani, e venderceli per i fatti nostri. Il Messaggero dicevo. Chiunque abbia studiato anche minimamente Giornalismo sa che l'impaginazione e la scelta delle scalette, delle gerarchie e dei valori notizia, danno dei ragguagli molto precisi sulle strategie di un quotidiano. Politica a parte, il bello del gioco sta nella cronaca. E qui torna il discorso di prima. I giornali stampano le prime sei pagine occupate da cronaca politica per poche categorie di persone: I politici e gli altri giornalisti (ossia i diretti interessati) rappresentano un'ottanta per cento, a mio avviso, del totale dei lettori di quelle pagine. nel rimanente venti troviamo gli studenti e (forse) qualche lavoratore in qualche periodo particolare della vita pubblica (rinnovo di contratti, trattative sindacali ecc..). Ecco perché le carte si scoprono altrove.
Il mio cervello assimila l'impaginazione molto velocemente, sarebbe impossibile una simile velocità nel processo di lettura ed analisi. Oggi un articolo parlava del fenomeno dei Bar gestiti da Cinesi nella capitale, sopra c'era una notizia un attimino più importante, e la pagina, già di per sé frivola, andava forse alleggerita. Basta così col Messaggero, è solo l'episodio che conta.
Tra le percentuali che ho ipotizzato sopra ci sono gli studenti. I miei colleghi di Facoltà, dovrebbero occuparsi di giornalismo. Certo i più dotati e gli interessati. Certo a studi finiti e dopo un apprendistato. Ma dovrebbero.
Esiste una sorta di club privato dei canottieri sul Tevere, un circolo di élite di giocatori di canasta, si chiama "Ordine dei Giornalisti" e al suo interno ci sono i giornalisti, ovviamente. Se fosse sempre e comunque sbagliato generalizzare, non si potrebbe scrivere di nessun grande partito o di nessuna istituzione, perché al suo interno è lecito che anche nel peggiore dei casi ci possa essere un buon numero di persone degne ed oneste. Ma io parlo del concetto di club, di circolo, di élite, e poi puntualizzo sull'individuo, descrivo delle regole base e origino una "casta". Non è così, o meglio non solo.
Mentre tutti dicono a tutti cosa va o non va fatto, noi ci rendiamo conto che questa cosa non va affatto.
Mi rivolgo ai miei colleghi, perché spesso li vedo infervorati a discutere su quella firma o quella scarpaccia senza suola, e me ne dispiaccio. Alcuni sentono il bisogno di avere dei punti guida, dei riferimenti. Ed è giusto. Ma poi vivendo, li devi oltrepassare. Questo andare oltre arriva quando sperimenti nella vita le tue capacità, e commisuri i risultati con le possibilità avute, dai dei valori, e ogni tanto ti lecchi le ferite. Gli intellettuali sono morti dopo dio e Marx (scusate se non scrivo in minuscolo anche il secondo), ma Io mi sento particolarmente in forma.
A tal proposito parlavo a un mio caro collega, che stimo molto, della "Democrazia del grande fratello" di Chomsky, il quale svela, non dico il trucco, ma perlomeno qualche meccanismo del trucco. E si parla della stampa presa ad esempio da noi in Italia, cioè quella liberal americana. Ne scriverò più approfonditamente in un'altra occasione perché ora voglio chiudere. Se i giornalisti stanno in un circolo e scrivono (maggiormente) per loro stessi e la classe politica, perché devono essere considerati oltremodo autorevoli, da noi, che nel circolo probabilmente non potremo entrare mai? Perché il circolo non viene aperto? Perché il circolo esiste? Scrivere è considerato così incredibilmente sofisticato? Io non sto forse scrivendo? L'ordine mi protegge da notizie false e scorrette interpretazioni? non credo. Perché non posso fondare io un nuovo circolo? Potrei chiamarlo "Ordine degli informatori", oppure "movimento di chi prima pensa e poi scrive", e via a stampare giornali, fogli, biglietti, magazine, raccogliere pubblicità, accreditarmi qui, socializzare là. Ah ecco. Ecco perché.
Ho male agli occhi, non rileggo.
giovedì 21 aprile 2011
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

caro cosimo, quello che scrivi è vero, allo stesso tempo credo che ci siano firme e firme e, avere degli intellettuali come punti di riferimento non vuol dire non essere liberi di criticarli, di incazzarti quando ti deludono, tu stesso citi il grande Chomsky e lui chi è se non uno dei tuoi punti di riferimento?? Quindi va bene avere una coscienza critica, ma non credo sia necessario "oltrepassare" a tutti i costi i propri punti di riferimento, soprattutto se sono proprio quest' ultimi che ti insegnano a pensare fuori dagli schemi mentali e collaudati.
RispondiEliminaDa un tuo compagno con la C maiuscola..